Diocesi di Castellaneta
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12/05/2010
CASTIGAT RIDENDO MORES
Perché la liturgia non sia spettacolo.


Ridendo, castigo i mori…”, traduceva Totò in un suo celebre film.
Io, invece vorrei abbandonarmi a qualche sorrisetto su quanto succede tra le “sacre mura” delle nostre Parrocchie in fatto di liturgia, visto anche che proprio alcuni mesi fa il nostro Vescovo ha incontrato i Parroci della Diocesi, interrogandoli anche su questo tema.
Comincio dal gesto della pace. Non molto tempo fa è stato divertente scorgere fra le “Lettere al Direttore” di un noto settimanale cattolico lo sfogo di una compita e praticante signora, che esprimeva tutto il suo disappunto (voce del verbo: disgusto…) nel dover stringere la mano al vicino che per tutto il rito si era messo le dita nel naso, grattato la testa, ripulito le orecchie… E allora: deve comunque prevalere la liturgia e il senso della fraternità o vince un umanissimo schifo? E come la mettiamo con i vari contagi di epidemie di turno? Pregherei Vespa o Santoro o Giletti o chi per loro di aprire un dibattito televisivo…!
Poi c’è il momento del Padre Nostro. Alcuni Parroci, forse scaldati da certe esperienze carismatiche, chiedono ai fedeli gesti più calorosi di quanto il rito non imponga: prendersi per mano, per dirne una. Ma hanno idea di quanto si senta ridicolo un adulto, pur ben intenzionato, in questa sorta di girotondo religioso o di un “trenino” liturgico? Senza contare, poi, gli intrecci inestricabili che si creano: quello della fila davanti che si contorce per unire la mano col primo del banco dietro, come se un accidentale interruzione di contatto dovesse far cadere la “corrente spirituale” che in quel momento percorre l’assemblea…
Che dire, poi, dell’applauso in chiesa? Quando è nato l’uso si trattava di un atto simpatico, spontaneo; adesso è di moda! Si applaude ai neonati appena battezzati come ai defunti (con icastica ironia Enzo Biagi ebbe a scrivere in proposito: “Una volta se la cavavano con il segno della croce o con il saluto fascista, che seguiva all’appello del camerata col grido: Presente! Ora c’è la moda dell’applauso, mentre non sarebbe male il silenzio per la personale meditazione su quell’ombra di sogno sfuggente che è la vita); tantissimo ai matrimoni (a quando la ritmica invocazione : “Bacio! Bacio!...?) e ne ho sentiti anche dopo una performance canora particolarmente acuta del/della solista e ad una commovente predica del celebrante; ho sentito applaudire, persino, al momento degli avvisi finali, allorché ce n’è stato uno più “toccante” del solito.
Sulle processioni offertoriali meglio stendere un velo pietoso…!
Mi consta che nella Chiesa primitiva non esistessero, ma, come scrive san Giustino, “dopo la celebrazione dei misteri, quello che ha dà a quello che non ha”. Quindi, un gesto prettamente caritativo e, per tale motivo, le offerte venivano lasciate alla porta delle chiese; poi, però, dato che questo fatto delle offerte andava bene e dato che colui che dà mette molta importanza alle cose che dà, s’incominciò a portare offerte fino all’altare, organizzando grandi processioni. In seguito si prese l’usanza di portare, oltre ai doni per i poveri, anche il pane ed il vino che dovevano servire per la celebrazione, accompagnandoli con preghiere specifiche.
Ai giorni nostri detto momento liturgico e caritativo è diventato tutto, eccetto espressione di quanto si celebra. Si portano all’altare “segni doppioni”: uno porta le ostie, un altro il pane, un altro le spighe (forse in un crescendo dimostrativo delle varie fasi di produzione!?), ai quali segue uno che porta l’ampolla del vino, un altro una damigiana di vino e un altro grappoli di uva (forse perché, soprattutto in occasione delle prime Comunioni, urge “impegnare” tutti i bambini, altrimenti chi te le sente le mamme!!). Oppure si portano all’altare doni “eretici”: eh sì, mi dica il mio unico lettore che vuol dire portare all’offertorio la Bibbia??? Credo che la Bibbia sia il messaggio che Dio ha consegnato agli uomini, la sua lettera al suo popolo. E noi gliela diamo indietro? Della serie: l’ho letta, te la puoi riprendere!?
E gli offertori “finti”?!? Si portano all’altare doni che, poi, andiamo necessariamente a riprenderci: il pallone, gli scarponi, i foulard, le tessere di iscrizione al Gruppo, il libro di catechismo; alcuni sposi offrono persino le chiavi della loro casa nuova…! Il tutto accompagnato da una voce in sottofondo che, con preghiere o riflessioni struggenti, sottolinea il motivo di tanta generosità, che, ovviamente, a fine Messa ritorna nelle mani dei vari proprietari. A chi, venendo in sagrestia a chiedermi quei doni, dicevo: “Ma non glieli hai dati al Signore?”, mi sentivo rispondere: “Va beh, ma che se ne fa il Signore?”… BASITO!!!!!!!
Il mio unico lettore mi obietterà: ma sono gesti che servono per far capire meglio ai bambini alcune particolarità liturgiche o per meglio significare le nostre preghiere. Rispondo: ma la liturgia non è catechesi, è celebrazione. In quanto alle preghiere, c’è un momento specifico: la Preghiera dei fedeli.
E a proposito di Preghiera dei Fedeli. La riforma liturgica ha voluto questo momento per dare la possibilità all’Assemblea di esprimere le proprie attese e presentarle nella preghiera comunitaria. Dovrebbero, perciò, essere preghiere spontanee, attuali, indigene; ma spesso (o sempre?) si leggono quelle sul foglietto o si prendono in prestito da un asettico prontuario e, senza capire granché di quello che viene letto, tutti sono pronti a ripetere: “Ascoltaci, o Signore”. Davvero commovente è, poi, quando certe preghiere (con paroloni altisonanti ed espressioni auliche) vengono lette dai bambini che, poveri figli, manco sanno ciò che propongono alla preghiera di quanti sono, invece, presi esclusivamente dalla suggestione di vedere i propri pargoli dietro un microfono.



» Autore: don Franco Conte


 
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