Intervento di Mons. Claudio Maniago su Famiglia Cristiana riguardo Traditionis Custodes

Mons. Claudio Maniago interviene con un articolo su Famiglia Cristiana riguardo il Motu Proprio "Traditionis Custodes"
25-07-2021

Con il Motu Proprio “Traditionis Custodes” pubblicato il 16 luglio, Papa Francesco intende stabilire alcune norme per l’uso della liturgia Romana anteriore alla riforma del 1970 scaturita dal magistero del Concilio Vaticano II, nel solco di quella paterna sollecitudine che già aveva portato i suoi predecessori, San Giovanni Paolo II e Benedetto XVI, a concedere la facoltà di utilizzare il Messale Romano del 1962 a coloro che “aderirono alle forme liturgiche antecedenti alla riforma voluta dal Concilio Vaticano II”, con l’intento di favorire la ricomposizione dell’unità della Chiesa ferita dallo scisma “lefebvriano”. Papa Francesco ribadisce che il Motu Proprio nasce dal desiderio di “proseguire ancor più nella costante ricerca della comunione ecclesiale” e proprio per questo ha inteso rivedere la concessione permessa dai suoi Predecessori. Con lo stile sinodale a cui ormai ci ha abituato, il Papa pubblica questo documento dopo aver consultato l’episcopato mondiale con un questionario sull’applicazione delle precedenti normative; le risposte hanno rivelato una situazione che ha addolorato e preoccupato il Pontefice spingendolo a intervenire. Infatti l’intento pastorale che aveva portato a fare tutti gli sforzi perchè coloro che avevano veramente il desiderio di unità potessero restare in questa unità o potessero trovarla nuovamente, è risultato spesso gravemente disatteso. Anzi, la possibilità offerta per ricomporre l’unità del corpo ecclesiale rispettando le varie sensibilità liturgiche, “è stata usata per aumentare le distanze, indurire le differenze, costruire contrapposizioni che feriscono la Chiesa e ne frenano il cammino, esponendola a rischio di divisioni” (lettera all’Episcopato che accompagna il Motu proprio). Inoltre è emerso un “uso strumentale del Missale Romanum del 1962, sempre più caratterizzato da un rifiuto crescente non solo della riforma liturgica, ma del Concilio Vaticano II, con l’affermazione infondata e insostenibile che abbia tradito la Tradizione e la vera Chiesa” (ib). L’intervento del Papa è per questo motivo molto deciso: “prendo la ferma decisione di abrogare tutte le norme…precedenti al presente Motu Proprio e di ritenere i libri liturgici promulgati dai Santi Pontefici Paolo VI e Giovanni Paolo II, in conformità ai decreti del Concilio Vaticano II, come l’unica espressione della lex orandi del Rito Romano”(ib). Al tempo stesso Francesco nell’offrire nuove direttive nell’esercizio del suo ministero a servizio dell’unità, chiede ai Vescovi di condividere con lui questo peso come forma di partecipazione alla sollecitudine per tutta la Chiesa, regolando le celebrazioni liturgiche come moderatori, promotori e custodi della vita liturgica nella Chiesa di cui sono principio di unità. E indica due principi che dovranno fare loro da guida nell’azione pastorale. Innanzi tutto una particolare attenzione a coloro che sono ancora legati alla forma celebrativa precedente e hanno bisogno di tempo per ritornare al Rito Romano del Vaticano II: il Vescovo dovrà accertare la situazione, dare permessi e stabilire condizioni, accompagnare adeguatamente.
Ma per ben comprendere la preoccupazione che ha mosso il Papa, è importante sottolineare il secondo principio con cui chiede ai Vescovi di “vigilare perchè ogni liturgia sia celebrata con decoro e fedeltà ai libri liturgici promulgati dopo il Concilio Vaticano II, senza eccentricità che degenerano facilmente in abusi”(ib). Un chiaro invito a non dare per scontata la formazione per una adeguata arte celebrativa e chiedendo al riguardo una rinnovata attenzione e investimento pastorale.

+ Claudio Maniago, presidente CAL