Intervista di Mons. Claudio Maniago alla Radio Vaticana

A margine dell'incontro del 13 Ottobre presso la Basilica di San Giovanni in Laterano in Roma, Mons. Vescovo ha rilasciato questa intervista alla Radio Vaticana
12-10-2020

Che cosa si farà nell’incontro di domani?

É uno degli incontri che stiamo organizzando in tutte le Diocesi, proprio per far sì che i Sacerdoti, che sono i primi ma non gli esclusivi utilizzatori del Messale, possano accoglierlo non semplicemente come un nuovo libro e quindi solo da utilizzare meccanicamente, ma come un’occasione preziosa, – così l’hanno pensata i Vescovi italiani questa nuova edizione – per, in qualche modo, rigenerare il nostro stile celebrativo, la nostra ars celebrandi, non solo come sacerdoti che presiedono l’Eucaristia ma poi, a fronte di questo, anche aiutare le nostre comunità a riappropriarsi in un modo bello del loro impegno partecipativo nella Messa e quindi anche il gusto del celebrare.

Che cosa cambierà con questo nuovo Messale? Abbiamo presentato anche in altre occasioni però le chiederei se è possibile di sintetizzare il novità.

Intanto ribadendo che non si tratta di un nuovo Messale (anche se poi nel parlare usiamo questa espressione) perché si tratta – ed il Santo Padre quando gli abbiamo presentato la prima copia lo ha ribadito – di una nuova edizione di questo unico Messale, testimone della riforma del Concilio Vaticano II, che deve continuare a progredire, a camminare e concretizzarsi sempre di più nelle nostre comunità. Le novità, se così le possiamo definire, riguarda innanzitutto una revisione generale che è stata fatta in questi lunghi anni di tutta la traduzione, quindi una prima novità verrà percepita non solo dai sacerdoti che pregano i testi ma dall’assemblea che sentirà testi con un linguaggio anche rinnovato, espressioni nuove, molte delle quali sono più aderenti al latino originario, altre sono arricchenti da questo punto di vista o meglio spiegano quello che il testo latino, che fa ovviamente da matrice, vuol comunicare. Poi ci sono anche novità dovute ad un cambiamento e qui saranno i fedeli anche ad essere coinvolti: l’inno del Gloria che nelle Domeniche, nelle Feste, nelle solennità viene proclamato o cantato che cambia il testo nella prima parte: non più “pace in terra agli uomini di buona volontà” ma, aderendo in maniera ancora più fedele al testo originario, “e pace in terra agli uomini amati dal Signore”. Questo ovviamente indurrà anche ad un’educazione della nostra gente e forse il cambiamento più evidente toccherà la preghiera per eccellenza del popolo cristiano che è il Padre Nostro, di cui si sa tanto e che verrà proposta all’interno della celebrazione dell’Eucaristia con due cambiamenti: un’aggiunta che è un anche “come anche noi li rimettiamo ai nostri debitori” e la famosa espressione “non ci indurre in tentazione” è cambiata in “non abbandonarci alla tentazione”. Poi sicuramente sono anche altre e cito soltanto alcune che sono proprie di questa edizione italiana che sono per esempio l’arricchimento anche del corpus dei Prefazi con quattro nuovi Prefazi per il ricordo dei Pastori e per i Dottori della Chiesa. Un’altra novità importante è l’introduzione del canto per il celebrante nel testo in modo che sia invitato anche a proclamare nel canto alcuni passaggi della liturgia e poi anche, per esempio, una caratterizzazione del tempo di Quaresima con delle orazioni finali di benedizione sul popolo che sostengano e accompagnino il cammino del popolo di Dio in questo tempo forte.

Come mai si è sentita l’esigenza di fare un lavoro lunghissimo preparato attraverso lunghi anni di lavoro di Pastori e degli esperti? Quale è stata la molla che è scattata affinchè si facesse questo lavoro?

La molla è stata un dono che è venuto dalla Santa Sede, perchè negli organismi preposti, in particolare la Congregazione per i Riti che sovrintende a tutti i testi che sono normativi nella Chiesa (come per esempio il Messale in ordine alla liturgia), nel 2000 ha prodotto una terza edizione con alcune correzioni sia nel testo latino, sia l’introduzione di alcuni testi nuovi, un aggiornamento del calendario e altre novità che chiedevano poi alle Conferenze Episcopali e ai vari ceppi linguistici di lavorare per una nuova traduzione. A seguito di questo è stata la spinta, ma è stata l’occasione da una parte per rivedere il testo e farlo ancora più bello e più accessibile alle nostre comunità e poi anche, in l’ultima battuta, avere un occasione per tornare su questo rito che per noi come il Concilio ci insegna “è fonte e culmine di tutta l’attività e la vita della chiesa”.

Lei pensa che ci saranno difficoltà da parte dei sacerdoti, dei fedeli ad abituarsi a questo nuovo testo?

Credo e spero di no. Da una parte perché non ci saranno dei cambiamenti così stravolgenti come detto ma solo una nuova edizione. Per i sacerdoti sarà un impegno certo, perché su testi in cui magari ormai l’abitudine di celebrare quotidianamente portava ormai anche un’assimilazione quasi mnemonica, per cui si andava quasi a memoria su certi testi, adesso ad ogni sacerdote verrà chiesta quell’attenzione che lo porterà a leggere il testo per poter dare l’espressione e dire le parole nuove che ci sono, la sintassi nuova che è stata ricostruita e a cedere ai testi nuovi che sono stati proposti, un arricchimento per certi aspetti che non potrebbe che far piacere. Per il popolo di Dio si è avuto l’attenzione a far sì che gli interventi che vengono dall’assemblea siano variati proprio minimamente, infatti quelli a cui ho accennato sono i più eclatanti. Per il resto la partecipazione almeno per quello che è la reazione alle preghiere del sacerdote, quindi la partecipazione con le acclamazioni e quant’altro verrà veramente ridotta al minimo e da questo punto di vista non dovrebbe creare grossi problemi. Ci sarà da abituarsi soprattutto a questa nuova versione del Padre Nostro, che però ha avuto una bellissima introduzione, anche nel senso del significato di questo cambiamento dall’insistenza anche di Papa Francesco che richiamava alla necessità di togliere quella espressione da un’ambiguità, – non era di certo sbagliata – ma un ambiguità che alle orecchie poteva suonare o dare un volto non corretto di Dio.