Omelia per la Messa Crismale (Castellaneta, 1 aprile 2015)

01-04-2015

Omelia per la Messa crismale

La celebrazione della messa crismale riveste una particolare importanza nel cammino di una chiesa locale, sia per la collocazione alla vigilia del triduo pasquale culmine e fonte di tutto l’anno liturgico, sia per la sua unicità, sia per i soggetti che il Signore convoca in questa celebrazione, cioè il vescovo, il presbiterio, tutto il popolo santo di Dio.

    In questa celebrazione benediciamo l’olio dei catecumeni, l’olio degli infermi e consacriamo il crisma: da questi oli scaturisce come da un’ unica fonte, la vita nuova dono del Risorto, cioè, come abbiamo pregato nella colletta all’inizio della celebrazione, una partecipazione reale alla consacrazione di Cristo stesso. Unti anche noi nel Battesimo e nella Confermazione diventiamo cristiani, formiamo il suo popolo, il popolo santo di Dio. Con questa partecipazione siamo rivestiti di una dignità nuova che è dono gratuito e generoso di un Dio che ci ama e ci libera con il suo sangue, dal peso e dalla schiavitù dei nostri peccati (II lettura dall’Apocalisse) e ci considera preziosi perché diventati figli. Ma questa stessa dignità, questa consacrazione che è donata a tutti noi, esige che diventiamo testimoni nel mondo della sua opera di salvezza (cfr colletta). Divenire cristiani quindi è certo rivestire una nuova dignità, ma al tempo stesso essere chiamati ad essere strumenti attraverso cui il Signore continua a operare la sua salvezza per gli altri e a costruire un mondo nuovo. Questo vuol dire concretamente che abbiamo una responsabilità verso le persone che il Signore ci mette vicino e verso la società in cui viviamo, abbiamo un dovere da cui non possiamo sottrarci. La nostra famiglia, la nostra comunità, il nostro paese hanno bisogno della speranza che solo il Signore può dare e che noi abbiamo il dovere di testimoniare. Proprio oggi, in questa celebrazione, vogliamo confermare la nostra adesione convinta e generosa al dono del Signore e la nostra decisione e coerenza nel vivere una vita più umana secondo il suo vangelo.

    Rinnovando il nostro stupore di fronte alla grandezza dei doni di Dio, lodiamo il Signore, rendiamo sinceramente grazie, ma cogliamo l’occasione per ribadire con forza il nostro sì a vivere come la parola di Gesù ci insegna, come la grazia dei sacramenti ci plasma, perché lui possa continuare ad agire anche attraverso di noi per formare una umanità nuova.

    Gesù Cristo quindi, invitandoci a partecipare all’esperienza della sua Pasqua immergendoci nelle acque del battesimo, ha donato a tutti noi la stessa dignità,  ci ha fatti donne e uomini e nuovi e ha fatto scaturire un nuovo umanesimo, un nuovo modo di essere e di vivere nel mondo.

Noi cristiani rinati dalle acque del battesimo formiamo tutti insieme la Chiesa , un unico corpo indivisibile, articolato nella diversità delle sue membra e sostenuto e animato da vari servizi e ministeri. Fra questi oggi facciamo particolare memoria con rendimento di grazie del ministero che scaturisce dal sacramento dell’ordine perché è destinato a rappresentare e ripresentare Cristo in quanto capo della sua chiesa. Un capo che la parola di Dio (1 lett. e Vangelo) e la liturgia della Chiesa ce lo descrivono come Unto, consacrato, per essere servo dell’unità del Corpo attraverso l’annuncio della buona notizia, attraverso gesti concreti fonte di misericordia e di salvezza e attraverso una presenza che si fa dono totale, offerta della vita. 

    I sacerdoti, sono chiamati nella gratuità della Provvidenza di Dio a configurarsi a Cristo capo e quindi a vivere con tutta la loro vita un servizio al popolo di Dio che concretamente è uno spendersi quotidianamente nell’annuncio del vangelo, nella celebrazione dei sacramenti e nella guida paterna delle comunità loro affidate.

    E’ per questo che proprio oggi, tutti i sacerdoti sono presenti con il proprio vescovo, davanti al popolo di Dio e rinnovano le promesse sacerdotali, gli impegni cioè assunti il giorno della propria ordinazione: non si tratta di una formalità, ma al contrario è l’occasione per tutti noi ministri ordinati nella Chiesa, di ribadire insieme il nostro si al Signore che oltre a volerci con voi partecipi della stessa dignità battesimale, al tempo stesso ci chiede di essere sacerdoti per voi incarnando quel chinarsi di Dio in Gesù Cristo per un servizio che sia quotidiana presenza accanto a voi, vicini nel vostro cammino. Siamo consapevoli, ma lo dobbiamo essere sempre di più, della grandezza della nostra particolare vocazione e della piccolezza delle nostre possibilità:  proprio per questo oggi rinnoviamo il nostro impegno ad essere sempre di più trasparenti, a permettere cioè che attraverso il nostro agire, il nostro ministero, Cristo possa continuare ad essere presente in mezzo al suo popolo, unica fonte di riconciliazione e di pace.

    Per questo tra poco rinnoveremo il nostro impegno a vivere una particolare intimità col Signore presupposto indispensabile per la fecondità del nostro ministero; un’intimità fatta di preghiera e silenzio, un’intimità fatta di una partecipazione fedele e sincera al mistero che celebriamo ogni giorno nell’eucarestia, un’intimità che ci faccia fare quell’esperienza del suo amore che ci sostiene e ci motiva nel vivere il nostro servizio nella pazienza e nella disponibilità generosa verso tutti coinvolgendo tutta la nostra vita senza riserve, senza parentesi, senza intervalli.

    La nostra trasparenza passa anche dall’impegno che ci vede giorno dopo giorno diventare dispensatori sempre più fedeli e attenti di quelli che sono i segni della salvezza, i sacramenti, i segni indispensabili alla nascita, crescita e formazione di ogni esistenza cristiana. Dispensatori umili perché consapevoli di non essere padroni dei sacramenti: dispensatori attenti perché consapevoli della responsabilità di chi ha fra le mani Doni preziosi che scaturiscono dalla Pasqua del Signore e sono destinati alla salvezza di tutti.

     Il Signore ci ha scelti e consacrati perché potessimo annunciare i poveri la lieta notizia, annunciare la liberazione dei prigionieri, proclamare il tempo della grazia del Signore. È su questo programma su cui Gesù ha speso la sua vita fino alla Croce, che noi misuriamo il nostro impegno sacerdotale; è su questo programma che noi facciamo il nostro esame di coscienza e chiediamo al Signore di poterci migliorare: è su questo programma che noi vogliamo spendere la nostra vita con maggior generosità e senza riserve. Pregate per noi perché il nostro impegno sia benedetto da Dio e porti i frutti da Lui voluti.