Omelia per l’apertura della porta della misericordia

13-12-2015

Nella solennità dell’Immacolata concezione di Maria il Santo Padre Papa Francesco ha inaugurato solennemente il Giubileo della misericordia aprendo ed entrando per la porta santa in S. Pietro. Oggi, terza domenica di avvento in comunione con il successore dell’apostolo Pietro e secondo la sua volontà, anche nella nostra chiesa di Castellaneta abbiamo aperto e attraversato la porta della misericordia: questa porta rimarrà aperta tutto l’anno segno della misericordia di Dio sempre accogliente, sempre disponibile nei nostri confronti. Il Papa ha indicato con chiarezza il perché ha voluto questo giubileo e cosa si aspetta da questo tempo di grazia: “Abbiamo sempre bisogno di contemplare il mistero della misericordia. – dice il Papa- E’ fonte di gioia, di serenità e di pace. E’ condizione della nostra salvezza”(MV 2) e ancora “ci sono momenti nei quali in modo ancora più forte siamo chiamati a tenere fisso lo sguardo sulla misericordia per diventare noi stessi segno efficace dell’agire del Padre. E’ per questo che ho indetto un Giubileo straordinario della Misericordia” (MV 3). “Il tema della misericordia esige di essere riproposto con nuovo entusiasmo e con una rinnovata azione pastorale. E’ determinante per la Chiesa e per la credibilità del suo annuncio che essa viva e testimoni in prima persona la misericordia. Il suo linguaggio e i suoi gesti devono trasmettere misericordia per penetrare nel cuore delle persone e provocarle a ritrovare la strada per tornare al Padre” (MV 12). Noi sappiamo che la domanda degli uomini e delle donne di oggi non è tanto “Dio esiste?” ma piuttosto “quale volto ha Dio?”. E’ Gesù Cristo il volto della misericordia del Padre, Gesù di Nazareth con la sua parola con i suoi gesti e con tutta la sua persona rivela la misericordia di Dio. Per noi cristiani è di importanza decisiva non parlare mai di Dio al di fuori dell’esperienza di Gesù Cristo: senza Gesù Cristo il nostro Dio non ha un volto per questo siamo consapevoli che il grido dell’umanità nei nostri giorni anche in modo anonimo e inconsapevole è “vogliamo vedere Gesù”. Noi siamo chiamati in modo forte e chiaro ad annunciare la misericordia di Dio, a compiere opere di misericordia per aiutare tutti ad accostarsi alla fonte inesauribile dell’amore e del perdono di Dio.

Anche la nostra Chiesa particolare quindi inizia il cammino di questo anno santo come un momento straordinario di grazia e di rinnovamento spirituale e pastorale, perché “nelle nostre parrocchie, nelle comunità, nelle associazioni e nei movimenti, insomma, dovunque vi sono dei cristiani, chiunque deve poter trovare un’oasi di misericordia” (ibid.). Riecheggiando le parole del Vangelo appena proclamato anche noi chiediamo a Giovanni Battista: “Che cosa dobbiamo fare?” Ci faremo guidare dalla Parola di Dio, come nel breve pellegrinaggio che ci ha condotti alla nostra Cattedrale e a questa Parola faremo costantemente riferimento, per questo l’abbiamo solennemente intronizzata in cattedrale. Alla sua luce valorizzeremo innanzi tutto la vita ordinaria delle nostre comunità, accogliendo con uno sguardo meravigliato e grato quanto già la misericordia del Padre, in Cristo presente e operante in mezzo a noi ci dà la gioia di sperimentare. Quanto la Parola di Dio ci ha trasmesso stasera: “Rallegrati…siate lieti…non angustiatevi per nulla…il Signore ha revocato la tua condanna…non temere, non lasciarti cadere le braccia…il Signore è vicino… è salvatore potente in mezzo a te” abbiamo la possibilità di viverlo quotidianamente nella vita delle nostre comunità: l’anno liturgico che scandisce il nostro tempo con le parole e i gesti di Cristo, volto misericordioso del Padre; la parola di Dio ascoltata, meditata e pregata che ci rende capaci di misericordia, la ricchezza dei gesti sacramentali con cui la nostra vita è continuamente toccata dalla misericordia di Dio, la nostra pietà popolare custode ed erede del nostro originale senso religioso. Sarà impegno di tutti noi valorizzare questa ordinarietà della vita cristiana, purificandola da ogni traccia di egoismo, di quell’ ”amor proprio” che – afferma il Papa – “nel mondo prende la forma della ricerca esclusiva dei propri interessi, di piaceri e onori uniti al voler accumulare ricchezze, mentre nella vita dei cristiani si traveste spesso di ipocrisia e mondanità. Tutte queste cose sono contrarie alla misericordia” (udienza 9.12.2015).

Ma il nostro cammino giubilare sarà anche l’occasione favorevole per rendere noi stessi e le nostre comunità più capaci di misericordia, anzi “misericordiosi come il Padre” secondo il motto di questo anno santo. “Che cosa dobbiamo fare?” – verificheremo e potenzieremo tutti i gesti e le iniziative con cui già ci rendiamo presenti nelle situazioni di difficoltà e di sofferenza che toccano la vita di tante persone, proprio accanto a noi, nei nostri quartieri e nelle nostre città; – metteremo in cantiere nuove opere-segno che concretamente ci portino a vivere e a testimoniare la logica della misericordia di Dio che spinge noi cristiani ad essere sempre attenti a tutti, a vedere la sofferenza che accompagna il male, condannando il male, il peccato, ma amando e accogliendo sempre e comunque il peccatore; – ci impegneremo tutti di più a far penetrare la forza rivoluzionaria della tenerezza e del perdono di Dio, là dove la nostra società contemporanea ha un estremo bisogno di misericordia: nelle relazioni che sono la trama fondamentale della società e la costruiscono nella giustizia e nella pace; nelle istituzioni civili e nel loro servire il bene comune con attenzione alle persone e in particolare alle più fragili e bisognose; negli ambienti di lavoro dove si esercita la dignità di ogni uomo e ogni donna; nella famiglia autentico laboratorio di umanità, dove la cura amorevole delle persone diventa educazione, rispetto, dialogo fra generazioni, aiuto fraterno.

Raccogliamo l’invito di Papa Francesco che ci affida una preghiera semplice da dire tutti giorni di questo anno santo: “Signore io sono un peccatore, vieni con la tua misericordia” così davvero in questo giubileo ognuno di noi farà esperienza della misericordia di Dio e potrà essere testimoni più credibile di ciò che a lui piace di più: perdonare i suoi figli, aver misericordia di loro, affinché anch’essi possono a loro volta perdonare i fratelli risplendendo come fiaccole della misericordia di Dio nel mondo. Ci affidiamo a Maria, Mater Domini, Mater Misericordiae, rivolgendo a lei “la preghiera antica e sempre nuova della Salve Regina, perché non si stanchi mai di rivolgere a noi i suoi occhi misericordiosi e ci renda degni di contemplare il volto della misericordia, suo Figlio Gesù” (MV 24).