Omelia per ordinazione presbiterale di Don Giovanni Nigro

23-06-2018

Ger 1,4-10; Pt 1,8-12; Lc 1,5-17

E’ davvero una celebrazione illuminata dalla gioia e dalla più ampia e gioiosa apertura del cuore alla grazia di Dio, quella che oggi ci raccoglie nella fraternità propria dei discepoli di Cristo Signore, intorno al suo altare.
Celebrare un’ordinazione sacerdotale, infatti, non è solo festeggiare un amico che è giunto alla fine di un lungo cammino di preparazione e che, secondo certe povere logiche terrene, sembra aver raggiunto un certo livello di vita sociale. Celebrare un’ordinazione sacerdotale è il vivere la forza della vocazione che trasforma tutti noi che siamo chiamati a seguire il Signore Gesù Cristo. La forza della vocazione, infatti, rimodula i nostri pensieri, i nostri sentimenti, il nostro agire, riempie la nostra vita dell’amore di Dio e la consacra a cercare e ad amare Dio sopra ogni cosa, e a cercare e ad amare ogni persona umana come si ama un fratello o una sorella, ad amare ogni cosa come la ama Dio, secondo la sua volontà.
Questa è la vocazione propria di ogni cristiano, è la vocazione che fa dei cristiani degli uomini e delle donne “nuovi”, ed è la vocazione che risplende in maniera sacramentale nel sacerdote. Ecco perché viviamo tutti insieme questa celebrazione con particolare gioia e con rinnovata speranza nell’anima. In don Giovanni che è chiamato e consacrato per essere ministro della presenza del Signore Gesù nella vita della chiesa e del mondo, noi riconosciamo la grandezza del dono di Dio, la grandezza della vocazione di tutti i cristiani: poter modellare la nostra vita sul Vangelo, poter vivere in noi “gli stessi sentimenti di Cristo Gesù” (Fil 2,5).
Il Battista, nella cui solennità celebriamo questa ordinazione, è la dimostrazione della preziosità di ogni vocazione. Cristo ha bisogno dell’uomo per essere annunziato. Il destino di ogni credente è quello di essere ambasciatore e profeta del Signore, testimone di una parola che non è sua, testimone fedele e trasparente. Annunziare Cristo attraverso la molteplicità delle circostanze e con le proprie caratteristiche è il compito di ogni credente che trova, perciò, nel Battista un modello ideale. Questo è vero in particolare per un presbitero, chiamato “fin dal grembo materno” ad una missione radicale di annuncio del vangelo che chiede il dono di tutta la vita. Anche per te, don Giovanni, sono perciò valide le parole con cui l’angelo parla del Battista “ricondurrà molti figli d’Israele al Signore loro Dio. Egli camminerà innanzi a lui con lo spirito e la potenza di Elia, per ricondurre i cuori dei padri verso i figli e i ribelli alla saggezza dei giusti e preparare al Signore un popolo ben disposto”. Il Signore ti vuole profeta e non ti sembri audace questa espressione per la tua persona, perchè Lui stesso metterà “sulle tue labbra le sue parole” e ti farà portatore del Vangelo che è salvezza per tutte le genti. Questo volere del Signore si concretizzerà nel rito dell’ordinazione, quando ti domanderò: “vuoi adempiere degnamente e sapientemente il ministero della parola, nella predicazione del vangelo e nell’insegnamento della fede cattolica?” I presbiteri infatti, collaborando col vescovo, sono i protagonisti e gli animatori del compito di evangelizzare tutta la comunità. Anzi si può dire che l’annuncio della parola di Dio è la prima funzione da svolgere per un presbitero. Dice infatti il Concilio che “i presbiteri sono consacrati per predicare il Vangelo, pascere i fedeli e celebrare il culto divino, quali veri sacerdoti del Nuovo Testamento” (LG 28). La sequenza dei compiti non è secondaria , perchè la base della vita cristiana, personale e comunitaria, è la fede che viene suscitata dalla parola di Dio e si nutre di questa parola. Oggi quindi sarai ordinato per essere ministro della Parola, ma per essere tale, dovrai essere tu per primo, ascoltatore assiduo della Parola, dovrai farti plasmare ogni giorno dalla Parola, dovrai essere abitato dalla Parola. Nella comunità del Signore tutti, anche i maestri, restano sempre discepoli dell’unico vero Maestro, Gesù Cristo e quelli che sono incaricati di annunciare la Parola restano sempre al servizio della Parola. In tal modo, quando predicherai il vangelo, ricorda sempre che quella Parola annunciata, risuona prima per te come discepolo, così da rinnovare sempre la tua fede e confermare la tua adesione al Signore. Le tue omelie saranno sempre diaconia al vangelo, ma anche fonte di autentica spiritualità per la tua vita di presbitero. Carissimo don Giovanni non dimenticare mai che tu porterai la Parola di Dio agli altri, solo se sarai portato tu stesso dalla Parola; questo significa che tu devi impegnare la tua fede nella Parola di Dio e non in te stesso o in altre realtà; che ogni mattina, quale autentico servo del Signore, farai attento il tuo orecchio per ascoltare come discepolo la parola di Dio; che farai di tutto perchè nella tua vita, nel trascorrere del tempo, del giorno, la Parola abiti in te. Non dovrai cedere alla tentazione di non far corrispondere il tuo ascolto, la tua accoglienza, il tuo amore per la parola di Dio, con il tuo predicare, il tuo annunciare Gesù e testimoniarlo con la vita. Essere ministri del Vangelo è quindi un impegno di assiduità con la parola che è fatta di ascolto nella lettura delle Scritture che la contengono, è è fatta di meditazione e di esperienza quotidiana vissuta, è fatta di preghiera che permette al predicatore di assumere e fare proprio il pensiero di Cristo. Solo così la parola annunciata dal presbitero, quale eco fedele della parola di Dio, compie la sua corsa e si diffonde fino ad essere accolta non come parola umana, ma come Parola di Dio colma di energia spirituale ed efficace nella vita dei credenti. San Giovanni Paolo II ha sintetizzato queste cose in modo mirabile: “Il sacerdote deve essere il primo credente alla Parola, nella piena consapevolezza che le parole del suo ministero non sono sue, ma di Colui che lo ha mandato. Di questa Parola egli non è padrone: è servo. Di questa Parola egli non è l’unico possessore: è debitore nei riguardi del popolo di Dio. Proprio perchè evangelizza e perchè possa evangelizzare, il sacerdote, come la chiesa, deve crescere nella coscienza del suo permanente bisogno di essere evangelizzato” (PDV 26).
Caro don Giovanni il vangelo sarà la tua forza, il vangelo sarà la fonte del tuo presiedere le assemblee del Signore, il vangelo sarà ciò che darà fecondità alla tua predicazione. Senza la Parola di Dio tu non sarai nulla nella Chiesa; tu non avrai nulla da dire alla Chiesa; senza la parola di Dio tutto il tuo impegno non gioverebbe a nulla! Gesù, il Verbo, la Parola del Padre all’umanità, ha detto “senza di me non potete far nulla”. Dal tuo rapporto con la Parola di Dio dipenderà la tua vita spirituale, la tua serenità, l’efficacia del tuo ministero.
La tua risposta “si lo voglio “ alla domanda che ti farò tra poco, dirà la tua umile e obbediente disponibilità a servire la Parola di Dio, affidandoti ad essa nelle molteplici forme dell’ascolto personale, dell’annuncio nella liturgia, della catechesi, in modo che il tuo ministero edificherà la comunità del Signore e sarà per te fonte di santificazione.

Carissimo don Giovanni, cari fratelli e sorelle, noi tutti oggi siamo testimoni di un singolare mistero: attraverso la preghiera e l’imposizione delle mani del Vescovo un giovane della nostra diocesi, viene consacrato per sempre sacerdote, il Signore metterà sulle sue labbra le sue parole e lo farà ministro del suo Vangelo, per preparare il suo popolo e condurlo alla salvezza. Profondamente commossi di fronte a questo evento di grazia, desideriamo manifestare la nostra gratitudine al Signore che ancora una volta ha posato il suo sguardo di benedizione sulla nostra Chiesa diocesana.