Omelia per la Santa Messa Crismale 2020

28-05-2020

Omelia messa crismale

Carissimi,

stiamo celebrando una Messa crismale anomala, diversa, non solo perché non ci siamo radunati nella settimana santa, ma perché la stiamo vivendo al centro di una tensione che può essere positiva solo se l’affrontiamo con spirito cristiano, tensione fra il clima liturgico che ci sta conducendo alla Pentecoste, pienezza della gioia pasquale, e quello che il mondo intero sta vivendo da qualche mese bloccato e braccato da un infido virus che semina disagio, paura, sofferenza e anche morte. Mai avevamo vissuto una quaresima e una Pasqua senza poter esprimere la nostra viva partecipazione ai misteri fondamentali della nostra salvezza e addirittura senza poter vivere in pienezza la stessa celebrazione eucaristica, atto che è sorgente e culmine di tutta la vita della Chiesa. Domenica 24 maggio siamo tornati a celebrare l’Eucaristia nelle nostre parrocchie con la presenza del popolo e stiamo cercando di recuperare gradualmente la normalità della vita ecclesiale. Il ritorno non può essere una semplice ripresa della vita comunitaria precedente. Non solo perché in questa fase di transizione vi sarà ancora una frequenza contingentata con le cautele necessarie, ma perché lo slogan “niente sarà più come prima” ora deve trovare fantasia creativa e concretezza pratica. Saremo migliori se avremo imparato qualcosa da questi tre mesi di astinenza dalla celebrazione comunitaria della Messa e dalla partecipazione alla vita ecclesiale e sociale.

In questo periodo, abbiamo senz’altro compreso la bellezza dell’espressione Sine dominico esse non possumus (Atti dei martiri, XI), cioè “senza la domenica non solo non possiamo vivere, ma non possiamo esistere”. Come succede spesso nella vita, scopriamo il valore dei beni fondamentali (il pane, l’acqua, la salute, il lavoro, l’amore, la speranza, ecc.) quando essi vengono a mancare. In questi mesi, forse per la prima volta nel nostro paese dopo l’ultima guerra, molti hanno sentito la ferita lancinante di non poter partecipare alla Messa e alla comunione eucaristica. In questo contesto di disagio, alcuni hanno persino contrapposto il valore della Messa e della comunione al bene della salute di molte persone che si sono ammalate e tra le quali troppe sono morte. Tanti sembra che non si siano resi conto del pericolo per la vita di medici, infermieri, operatori sanitari e anche sacerdoti presenti in prima linea con professionalità e dedizione. Certo non potremo né dovremo dimenticare questa tragica esperienza. Rimarrà scolpito nel cuore il sentimento di tristezza e di vuoto, che ci prendeva quando sentivamo suonare le campane delle nostre chiese, ma non potevamo partecipare all’Eucaristia. La Messa è entrata nelle nostre case in streaming o attraverso la TV, ma abbiamo sentito sulla nostra pelle e nel nostro cuore che era un’altra cosa. Forse è stata l’occasione di sperimentare la bellezza del Signore che visitava la nostra famiglia, ma sapevamo che non era la cena del Signore, semplicemente perché è l’Eucaristia che fa la Chiesa. Celebrare la Messa non è solo il modo con cui esprimiamo insieme la fede, ma è il gesto con cui lasciamo che il Signore edifichi la sua Chiesa. Per questo la Messa è al centro della settimana e senza di essa non possiamo vivere, perché saremmo persone più sole, famiglie senza focolare, una società senza il cielo sopra la testa. L’Eucaristia della domenica è per noi cristiani il centro e il culmine della vita cristiana e il vertice della vita di carità e dei legami sociali. Torniamo allora alla Messa come al tesoro più prezioso che ci è stato donato. Torniamo col desiderio di avere tutti maggior cura e preoccupazione di questo bene vitale per la nostra comunità. Torniamo a celebrare nello stupore che proprio nelle nostre Messe ci è dato sperimentare la vicinanza misericordiosa del Signore che mentre continua a dire ai suoi “fate questo in memoria di me”, assicura “io sono con voi tutti i giorni, fino alla fine del mondo”. Non dimentichiamolo!

 

Tuttavia, questa forzata astinenza ci ha fatto scoprire altre cose belle dell’esperienza cristiana. Credo fra tutte la più significativa è la preghiera in famiglia, lesperienza della vita cristiana domestica. Le nostre case prima di vivere questa situazione, hanno rischiato di essere un deserto per l’esperienza di fede. Talvolta neppure le tradizioni del Natale e i riti della Pasqua, così cari al nostro popolo, sembravano riscaldare le relazioni familiari con il fuoco della fede. Questi mesi però hanno aperto uno spiraglio nella vita della casa. Anche chi magari era distrattamente presente vicino a un familiare che seguiva la Messa in streaming o partecipava alla preghiera serale oppure ascoltava le molteplici proposte che la fantasia e la tenacia dei sacerdoti hanno messo in atto, non può non avere aperto l’orecchio per lasciarsi toccare il cuore in un tempo così ricco di tante paure e incertezze, ma così povero di fiducia e speranza. Sono state davvero tante le persone che hanno vissuto con gratitudine queste iniziative che, se sono state e in parte sono ancora, iniziative eccezionali per un tempo eccezionale, ci hanno fatto scoprire tratti che non dobbiamo perdere, come la riscoperta della preghiera in famiglia e di momenti altrettanto belli, come la liturgia domestica della Parola, la preghiera dei salmi con la liturgia delle ore, il rosario recitato insieme, la meditazione personale. Se davvero “niente dovrà essere più come prima”, vi chiedo di non disperdere questa feconda esperienza che, scaturita da un momento di prova, ci ha portati a scoprire un ampio spazio di preghiera e nutrimento spirituale “oltre la Messa”. E domandiamoci: non è forse anche per questo motivo che prima della crisi, la Messa rischiava spesso di essere un momento quasi meccanico, abitudinario, arido, proprio perché vivevamo la liturgia senza lasciarla calare dentro di noi con la preghiera del cuore e della vita?

In questa occasione mi sento di esprimere, con tutta la comunità diocesana, un sentimento di gratitudine per il lavoro svolto con generoso impegno da tante persone dei servizi sanitari nelle strutture che accolgono i nostri anziani, i disabili, i malati… e con voi rendo grazie per gli insegnanti e gli operatori della scuola che hanno seguito i ragazzi e i giovani con tanta passione educativa e in particolare per i nostri catechisti che veri testimoni di una Chiesa generativa, con fantasia e tenacia non hanno abbandonato i nostri ragazzi in mezzo a mille difficoltà comunicative. In modo speciale dico un mio grazie a voi sacerdoti, diaconi, religiose e fedeli laici soprattutto giovani, che in queste settimane con generosità e grande umiltà siete stati vicini alle persone più fragili e povere facendole sentire meno sole e abbandonate. Ora diventa per tutti noi necessario promuovere con grande coraggio il lavoro della Caritas e delle altre istituzioni ecclesiali e civili per mitigare le conseguenze della pandemia. Aiuto alimentare, sostegno alle situazioni di precarietà e povertà accentuate in questi mesi, difficoltà con il lavoro e in famiglia, saranno i campi che ci vedranno impegnati come comunità cristiane accanto alla nostra gente, offrendo  il nostro piccolo ma generoso contributo. E saremo pronti a collaborare con tutti, per favorire il “piano per risorgere” di cui ha parlato papa Francesco.

Rendiamo grazie a Dio del fatto che il contagio della malattia cominci ad essere contenuto e si possa iniziare, ancora con riserve e precauzioni, il recupero delle attività abituali della nostra vita comune. Dopo questo tempo di disagio e di sofferenza che lascia in eredità gravi problemi sociali, economici e lavorativi, siamo tutti chiamati ad affrontare i prossimi mesi facendo crescere la solidarietà, esercitando la carità personale, ma anche sociale e politica. È necessario che le autorità delle varie amministrazioni pubbliche, i partiti politici e le organizzazioni d’impresa e sindacati, così come tutti i cittadini, promuovano l’accordo e la collaborazione a favore del bene comune. Noi italiani, che siamo bravissimi in tempo di emergenza dobbiamo vincere la sfida di un nuovo “rinascimento”. Tutti siamo chiamati a essere responsabili nella convivenza civile per evitare nella misura del possibile il ritorno della malattia e per aiutare i poveri e coloro che più patiscono le conseguenze di questa terribile epidemia.

Noi, carissimi, vogliamo iniziare questa nuova stagione proprio con questa Messa crismale, Messa veramente unica nel corso dell’anno liturgico, che celebra in qualche modo tutta la sacramentalità della Chiesa, cioè tutti i segni sacramentali attraverso i quali, per mezzo della Chiesa, giunge a noi oggi la salvezza sgorgata dal mistero pasquale.

Vogliamo ripartire da qui noi presbiteri, consapevoli che in questa Messa del crisma la concelebrazione non è un fatto occasionale: essa è un elemento costitutivo del nostro presbiterio che qui mostra la sua identità più vera, senza ambiguità: è la “manifestazione della comunione dei presbiteri con il proprio vescovo nell’unico e medesimo sacerdozio e ministero di Cristo”. Soltanto in questo spirito di comunione (che vogliamo ribadire negli impegni che rinnoveremo tra poco) sentiamo di poter rispondere ai compiti fondamentali che ci chiede il Signore che ci ha consacrati con l’unzione: quello della presidenza dell’Eucaristia, memoriale del sacrificio pasquale, intorno al quale gravita tutta la liturgia, e l’annuncio della parola che prepara a partecipare ad essa e a viverne l’urgenza di carità verso i fratelli.

E’ il momento della ripresa anche per tutti voi fratelli e sorelle, che insieme al vostro vescovo e ai vostri sacerdoti siete chiamati oggi, in questa Messa crismale a riscoprire il battesimo e tutti gli altri sacramenti come strumenti di salvezza e fonte di rigenerazione della nostra vita di tutti i giorni (relazioni, lavoro, gioie, prove e tribolazioni…). Vita che sarà realmente nuova, nella misura in cui si manifesta come servizio, offerta di sé, sulle orme di quel Gesù che non è venuto per farsi servire ma per essere servo di tutti.

Lo Spirito Santo, che invochiamo con insistenza in questa settimana culminante del tempo di Pasqua, ci aiuti quindi a vivere in un modo rinnovato i mesi che ci stanno davanti, vivendo con rinnovata responsabilità la nostra vocazione battesimale, religiosa, ministeriale, e dando così un volto, delle mani, un cuore a Gesù, perché possa ancora, oggi, rivelare l’amore di Dio per mezzo nostro. Maria che ci ha amorevolmente accompagnato in questo tempo di prova, ci sia ancora Madre e Maestra nell’indicarci la Via.