Omelia di Mons. Sabino Iannuzzi durante la Santa Messa per le esequie del piccolo Davide Di Giorgio

Carissimi fratelli e sorelle,

quando muore un bambino così piccolo, il cuore di tutti sembra fermarsi per un instante. Non perché non sappiamo parlare, ma perché sentiamo che davanti alla vita di un bambino le parole devono diventare più vere e più essenziali.

Davide aveva appena tre anni.

Era il primogenito di Lorella e Filippo. In quella casa da poco tempo la vita si era moltiplicata: accanto a lui stava muovendo i primi passi il piccolo Leonardo e da pochi giorni era arrivata anche Ilaria. Proprio mentre la vita continuava a fiorire, in quella famiglia è arrivato un improvviso dolore che nessuno avrebbe mai potuto immaginare.

E oggi noi siamo qui, non per cercare spiegazioni, che nessuna parola potrebbe davvero dare, ma per affidarci alla Parola di Dio, perché solo Dio può custodire una vita così breve e così preziosa.

L’apostolo Giovanni nel libro dell’Apocalisse ci ha consegnato una promessa immensa: «Ecco la tenda di Dio con gli uomini… Egli asciugherà ogni lacrima dai loro occhi e non vi sarà più la morte né lutto né lamento né affanno» (Ap 21,3-4).

Parole, queste, che non cancellano il dolore di oggi: le lacrime restano; il vuoto rimane.

Ma la Scrittura ci rivela qualcosa di decisivo: le lacrime dell’uomo non sono ignorate da Dio. Non cadono nel nulla. Dio promette che verrà il giorno in cui sarà Lui stesso ad asciugarle.

Questo significa che il dolore che oggi attraversa il cuore di questa famiglia non è perduto. Le lacrime di Lorella e di Filippo, il silenzio ferito di chi ha voluto bene a Davide, tutto questo è custodito nel cuore di Dio.

Con le parole del salmista, poi, abbiamo pregato dando voce a ciò che accade quando la vita viene ferita così profondamente: «L’anima mia ha sete del Dio vivente» (Sal 41,3).

Dinanzi ad eventi che sconvolgono la nostra esistenza, ci accorgiamo che nessuna parola umana basta davvero. In quei momenti nasce dentro di noi una sete più profonda: la sete di Dio. Non di un’idea religiosa, ma di un Dio vivo che sappia raggiungerci proprio nel punto più fragile della nostra vita.

E, infine, è il Vangelo che oggi ci conduce al centro della nostra speranza.

Gesù vede alcuni che portano a lui dei bambini. I discepoli cercano di allontanarli, ma egli s’indigna e reagisce con decisione dicendo: «Lasciate che i bambini vengano a me, non glielo impedite: a chi è come loro infatti appartiene il regno di Dio» (Mc 10,14). E subito dopo l’evangelista Marco descrive un gesto pieno di tenerezza: «E, prendendoli tra le braccia, li benediceva» (Mc 10,16).

Questa immagine diventa oggi la nostra consolazione più profonda. Davide non è consegnato al nulla, al vuoto. Davide è tra le braccia di Cristo!

Il Vangelo non ci offre una spiegazione sul perché di una morte così precoce. Piuttosto ci consegna un gesto: Gesù che accoglie i piccoli, li stringe a sé e li benedice.

È questa l’immagine che oggi sostiene la nostra preghiera: il piccolo Davide è già custodito nell’abbraccio del Signore.

Con la razionalità che ci accompagna, siamo portati a pensare che una vita così breve sia una vita incompiuta. Ma davanti a Dio non è la durata a dare valore alla vita. La vita non si misura soltanto con gli anni trascorsi sulla terra, ma con l’amore che ha generato.

Anche una presenza piccola e fragile come quella di un bambino può riempire una casa di luce, cambiare il ritmo dei giorni, insegnare agli adulti la gratuità dell’amore.

Per questo la vita di Davide non è stata una breve parentesi vuota nella storia della sua famiglia. È stata un dono vero, una presenza che rimane impressa nel cuore di chi lo ha amato.

E dentro quella casa, che oggi conosce il dolore della separazione, la vita continua comunque a parlare, perché accanto al ricordo di Davide ci sono i passi ancora incerti del piccolo Leonardo e il respiro appena iniziato della piccola Ilaria.

In mezzo a una ferita così grande, questi piccoli segni di vita ricordano a tutti noi che la vita rimane un dono fragile ma tenace, che continua a germogliare anche quando il cuore è attraversato dal dolore.

Cari Lorella e Filippo,

nessuna parola può colmare il vuoto e il dolore che oggi sentite nel cuore. Sarebbe ingiusto perfino provarci troppo in fretta. Ma la fede della Chiesa vi consegna una certezza che oggi vogliamo custodire insieme: il vostro bambino è nelle mani di Dio!

L’amore con cui lo avete accolto, custodito, accompagnato nei suoi primi passi non è perduto. Tutto ciò che avete vissuto con lui è raccolto nel cuore di Dio. E il legame che vi unisce a Davide non è spezzato dal nulla: è custodito nell’eternità di Dio.

La fede cristiana non elimina il mistero della morte, ma annuncia che la morte non è l’ultima parola. Cristo è passato attraverso la morte ed è risorto, e proprio per questo la vita dell’uomo non finisce nel nulla.

Alla luce della Pasqua – che oggi stiamo celebrando – possiamo guardare anche questo momento con uno sguardo diverso. Non come una storia spezzata senza senso, ma come una vita che rimane custodita dentro il mistero della vita di Dio.

Per questo, mentre celebriamo l’Eucaristia, affidiamo con fiducia Davide al Signore. Lo consegniamo all’amore di Dio con il dolore che portiamo nel cuore e con la preghiera di tutta la comunità.

E mentre lo restituiamo al Signore, chiediamo anche per noi la grazia: di non smettere di credere che l’amore è più forte della morte.

La promessa della Scrittura rimane davanti a noi come una luce nel cammino: «Ecco, io faccio nuove tutte le cose» (Ap 21,5).

Oggi questa novità non la vediamo ancora pienamente. Oggi vediamo soprattutto il dolore. Ma la fede ci dice che Dio è già all’opera dentro la storia, anche quando noi non riusciamo a comprenderne il disegno.

Associando ai miei sentimenti anche il cordoglio di don Antonio Favale, Parroco di questa comunità, impedito ad essere qui per impegni accademici fuori Italia, con l’Istituto Superiore di Scienze Religiose “San Giovanni Paolo II” di Taranto, mentre salutiamo il piccolo Davide che non ha conosciuto il peccato è già gode alla presenza di Dio, così preghiamo:

Signore Gesù, tu che hai voluto accogliere i bambini e benedirli, prendi tra le tue braccia il piccolo Davide. Custodiscilo nella tua pace. E dona a chi lo ama la forza di continuare a camminare nella speranza.

Amen !

+ Sabino Iannuzzi