Sabato Santo: preghiera di Mons. Sabino Iannuzzi durante la processione dei Misteri di Mottola

Signore Gesù, oggi è Sabato. Il giorno in cui il cielo tace e la terra non sa ancora cosa aspettarsi. La pietra è ferma sul sepolcro. Le guardie vegliano su un silenzio che non capiscono. E Maria, la Vergine Maria attende, con quella fede ostinata e silenziosa che solo le madri conoscono.

Anche noi siamo figli di questo Sabato. Lo portiamo dentro, nel senso di qualcosa di incompiuto, di una parola interrotta a metà, di una luce che non si vede ancora ma che già si avverte, come si scorge l’alba prima che arrivi.

Il mondo intorno a noi vive lo stesso Sabato, sospeso tra guerre che non trovano fine e paci che non trovano inizio, tra chi ha il potere di aprire le mani e le tiene chiuse, e di chi potrebbe dire basta e non lo dice ancora.

Tu, Cristo deposto e silenzioso, non sei assente in questo giorno. La fede ci dice che scendi… scendi fin dove il dolore umano non ha più parole, fin dove la storia si è incagliata nelle sue stesse macerie. Scendi nelle stanze chiuse dove si decidono le sorti dei popoli, nelle coscienze indurite che hanno smesso di sentire il peso di ogni vita spezzata.

Portaci la tua discesa. Porta agli occhi di chi governa il volto di un bambino in fuga, di una madre che aspetta, di un vecchio che non ricorda più com’era la pace… e fa’ che quel volto non si lasci più ignorare.

Il nostro Papa Leone XIV ci ha consegnato parole che bruciano di verità: una pace disarmata e disarmante. Non la pace dei vincitori che siedono sul silenzio dei vinti, ma la pace di chi depone le armi per primo, di chi tende la mano senza sapere se verrà stretta, di chi sceglie la vita quando sarebbe più semplice scegliere la forza.

Quella pace, Signore, non è ingenua. È la tua. È la pace di chi ha attraversato il Venerdì Santo e non ha ceduto all’odio.

Muovi, allora, il cuore dei potenti della terra. Non con prodigi che li spaventino, ma con quella voce sottile e quieta che solo il silenzio del Sabato rende udibile. Fa’ che in questo giorno sospeso qualcosa inizi a muoversi, lentamente, in profondità, come le acque sotto il ghiaccio che già scorrono anche quando la superficie sembra immobile.

Maria, Vergine Addolorata, donna del Sabato per eccellenza, custode del fuoco quando tutti erano scappati, intercedi tu, che hai atteso senza vedere, che hai creduto senza capire, che hai tenuto viva la speranza come si tiene viva una fiamma nel vento. Insegna ai grandi della terra la tua grande umiltà: la forza di chi non chiude, di chi non cede al cinismo, di chi sa che il sepolcro sigillato non è mai la parola finale.

Noi che questa mattina stiamo camminando, in queste strade di Mottola sotto una luce ancora fredda di aprile, non siamo semplici testimoni di un rito antico. Siamo uomini e donne che scelgono di credere nel giorno più difficile da credere. Portiamo sulle spalle il peso di Cristo morto e nei cuori il peso del mondo e camminiamo lo stesso, perché sappiamo che questa notte passerà, che la pietra rotolerà via, che l’alba viene sempre.

Fa’, Signore, che questa Pasqua che si avvicina non ci trovi uguali a prima. Che qualcosa in noi — come in questo mondo che aspetta — si apra, si converta e ricominci.

Che la Resurrezione non sia una semplice data sul calendario ma una direzione certa per la vita: dal buio alla luce. Dalla guerra alla pace. Dalla morte alla vita. Amen

 Padre Nostro, Ave Maria,

Benedizione

+ Sabino Iannuzzi