Messaggio di S.E.R. Mons. Sabino Iannuzzi per la morte di Giulio Razzano

Castellaneta, 29 giugno 2026

 

Carissimi Paolo, Angelina e Diego,
carissimi familiari di Giulio,
carissima comunità di Castellaneta,

la mia assenza fisica, questa mattina, in questa chiesa non attenua in alcun modo la vicinanza del mio cuore a ciascuno di voi; sono presente con la preghiera e con l’affetto, in un momento che le parole umane faticano a contenere e che solo il silenzio orante riesce, forse, a custodire la dovuta dignità.

Giulio aveva diciannove anni, un’età in cui l’esistenza si apre come un orizzonte ancora tutto da esplorare, in cui i sogni attendono di prendere forma e la vita promette stagioni che devono ancora dispiegarsi. Per questo la sua prematura scomparsa lacera l’animo con una forza che nessuna spiegazione terrena è in grado di esaurire, e che chiede di essere accolta nell’unica dimensione capace di sostenerla: quella della fede.

Questo è il tempo del silenzio e della preghiera, non quello per analisi affrettate: è il momento di stare insieme, raccolti, come una comunità che non disperde i propri figli nel dolore, ma li sorregge con la tenerezza di chi sa che il giudizio su ogni vita appartiene esclusivamente a Dio, che scruta le profondità dell’animo umano con occhi che nessuno di noi possiede, che conosce i pesi nascosti e le fatiche taciute, i labirinti interiori che spesso si percorrono in solitudine senza che nessuno attorno se ne accorga.

A Lui solo, Padre di misericordia infinita e di bontà senza confini, consegniamo Giulio, non con il timore di chi non sa come presentarsi, ma con la fiducia di chi sa che l’amore di Dio è più grande di qualsiasi abisso umano, e che nulla e nessuno può sottrarvisi definitivamente.

Il Vangelo di Giovanni custodisce per noi le parole che Gesù stesso pronunciò proprio nell’ora della separazione e dello smarrimento dei suoi discepoli: «Non sia turbato il vostro cuore. Nella casa del Padre mio vi sono molte dimore» (Gv 14,1-2). Anche Giulio è atteso in quella casa; anche per lui è stata preparata una dimora, perché il Padre non dimentica alcuno dei suoi figli.

Alla famiglia di Giulio, che oggi porta il peso più insostenibile di tutti, con umiltà ed in punta di piedi desidero dire, con affetto fraterno: lasciatevi abbracciare da questa comunità che vi circonda, lasciatevi sostenere nei giorni che seguiranno da chi vorrà camminare accanto a voi, perché il dolore che avete nel cuore è degno di essere condiviso, non celato nella solitudine.

Il Salmo 34 vi consegna una promessa antica e fedele: «Il Signore è vicino a chi ha il cuore spezzato» (Sal 34,19). Non si tratta di una formula consolatoria, ma di una presenza reale che abita il dolore dall’interno e lo attraversa con voi.

Alla nostra città, alla comunità di Castellaneta intera, rivolgo invece un appello che nasce da questa circostanza dolorosa e che intende risuonare ben oltre la liturgia di questo giorno: occorre interrogarsi seriamente sulla qualità delle relazioni che intrecciamo nella quotidianità, sulla profondità del tempo che dedichiamo agli altri e sulla capacità di percepire il disagio interiore di chi ci sta accanto, sull’urgenza di tornare alla dimensione del volto e della parola autentica, in un’epoca che ha moltiplicato i contatti e impoverito la sostanza dell’incontro.

Chi è preposto — nelle istituzioni, nelle scuole, nei luoghi di aggregazione giovanile e nella stessa comunità ecclesiale— è chiamato a fare verità su quanto ancora manca nel tessuto delle reti di prossimità e di cura, affinché nessun giovane si trovi a portare da solo, nel silenzio, ciò che andrebbe condiviso, elaborato e accompagnato.

Caro Giulio, ti affidiamo al Padre con la gratitudine per i diciannove anni in cui hai arricchito la vita di chi ti ha amato, con la certezza che la misericordia di Dio è l’approdo sicuro di ogni esistenza umana, anche di quelle che il mondo non ha saputo custodire abbastanza.

Con il mio affetto e la mia preghiera incessante, vi benedico tutti,

 

Sabino Iannuzzi
Vescovo