Omelia di Mons. Sabino Iannuzzi durante la Santa Messa nella Notte del Natale del Signore

Carissimi fratelli e sorelle,

in questa “notte santa” la Chiesa non ci invita semplicemente a ricordare un evento del passato, ma a lasciarci raggiungere da un avvenimento che accade di nuovo oggi.

«Oggi è nato per voi un Salvatore» (Lc 2,11), annunciò l’angelo ai timorosi pastori.

È lo stesso “oggi” di Dio che attraversa la nostra storia concreta, segnata da fatiche, attese, paure, ma anche da desideri profondi di vita, di pace e di futuro.

È in quest’oggi di Dio, siamo parte di quel popolo che cammina.

Il profeta Isaia lo aveva già annunciato con parole luminose: «Il popolo che camminava nelle tenebre ha visto una grande luce; su coloro che abitavano in terra tenebrosa una luce rifulse» (Is 9,1).

Non siamo né un popolo fermo, né un popolo arrivato, ma un popolo in cammino.

Questa è l’immagine che più di ogni altra descrive anche questo nostro tempo e l’Anno giubilare, che stiamo vivendo da “pellegrinidi speranza”.

La speranza cristiana – fratelli e sorelle – non nasce dall’assenza delle tenebre, ma dalla certezza che Dio entra nelle tenebre. E non vi entra con la potenza che schiaccia, ma con la fragilità (la delicatezza!) propria di un bambino.

Il Vangelo ci ha condotti lì a Betlemme, in una notte segnata da un decreto imperiale e da un censimento che sembra ridurre le persone a semplici numeri (cf. Lc 2,1).

Ma Dio non si lascia censire: nasce fuori dagli schemi del potere, lontano dai riflettori, adagiato in una mangiatoia (cf. Lc 2,7).

Nei giorni della novena, qui in Cattedrale, ci è stato compagno di viaggio Lambert Nolen, un missionario belga vissuto in Brasile, attraverso una poesia-preghiera dal titolo «Perché sono nato, dice Dio». Ed anche in questa notte, con una frase, offre un senso particolare alla nostra riflessione, quando afferma, riferendo le parole di Dio: «Sono nato di notte… perché tu creda che io posso illuminare qualsiasi realtà».

La speranza cristiana – carissimi – nasce proprio in questo particolare contesto: nel riconoscere che Dio non si sottrae alla notte ma la abita, non la elimina con un colpo di forza ma la attraversa con la luce mite della sua presenza.

Infatti, la speranza non è illusione né ottimismo ingenuo, ma è certezza che nessuna notte è così buia da impedire a Dio di nascere, neppure quelle che abitano il nostro mondo, le nostre famiglie, le nostre comunità e soprattutto i nostri cuori, realtà tutte, spesso segnate da individualismo e indifferenza.

Il profeta Isaia, inoltre, annunciando il nome di quel Bambino lo definisce: Principe della pace, ossia colui sul quale «la pace non avrà fine» (Is 9,6).

Ma la pace che Dio porta non è il risultato di equilibri politici o di semplici compromessi umani, a cui spesso siamo abituati: è – piuttosto – una pace che nasce da una scelta radicale, perché è Dio per primo a deporre ogni forma di armi.

Il Bambino di Betlemme, infatti, non impone, non domina e non costringe.

Semplicemente si affida. Chiede accoglienza. Si consegna alle mani di una madre e alla custodia silenziosa di Giuseppe (cf. Lc 2,7).

Ed è proprio qui che il Natale – ancora una volta – ci provoca: la pace non nasce quando vinciamo (dominando!) sugli altri, ma quando facciamo spazio all’altro. Quando impariamo a custodire ciò che non possediamo. Quando rinunciamo alla pretesa di controllare tutto e scegliamo la responsabilità della cura.

E Lambert Nolen interpretando tutto ciò aggiunge: «Sono nato debole, dice Dio, perché tu non abbia mai paura di me».

La pace comincia quando non abbiamo più paura di un Dio che non schiaccia ma salva.

E diventa – realmente – possibile quando smettiamo di costruire muri e iniziamo a proteggere la vita fragile, là dove nasce e cresce, dal suo concepimento alla sua morte naturale.

L’angelo, infine, annuncia ai pastori «una grande gioia» (Lc 2,10). Non una gioia privata, riservata per pochi intimi, ma una gioia «per tutto il popolo» (Lc 2,10).

È la gioia che nasce da una notizia inaudita: Dio si fida dell’uomo.

Si affida ai poveri, ai pastori che vegliano nella notte (cfr. Lc 2,8), a chi non conta, a chi è disponibile a mettersi in cammino.

Ma questa grande gioia è preceduta da un invito decisivo, che attraversa tutta la vita credente: «Non temete» (Lc 2,10).

È questo il primo annuncio del Natale e il suo frutto più maturo: non temere, perché Dio è entrato nella tua storia.

Non temere, perché la notte non è più senza luce.

Non temere, perché la fragilità non è più un ostacolo, ma il luogo dell’incontro con il Signore.

Per questo, concludendo la sua preghiera, il Nolen lascia dire a Dio: «Sono nato nella tua vita… per portare tutti alla casa del Padre».

Ecco, allora, il senso autentico della gioia cristiana: sapere che la nostra vita, così com’è, può diventare il luogo di Dio.

Che la storia di ciascuno di noi non è mai chiusa (fine a se stessa) e che il futuro non è bloccato.

Che la meta non è il buio, ma una casa, pronta ad accoglierci.

Per questo la gioia del Natale non è evasione dalla realtà.

È la forza di rimanere nella realtà con uno sguardo nuovo, illuminato proprio dalla fiducia di Dio nell’uomo.

Carissimi fratelli e sorelle,

questa notte ci consegna una particolare responsabilità: se Dio ha scelto di nascere così, allora anche noi siamo chiamati a diventare luogo di nascita.

Nascita di speranza, dove sembra non esserci futuro.

Nascita di pace, dove prevalgono paura e divisione.

Nascita di gioia, dove la vita appare stanca e ferita.

L’Anno Santo del Giubileo ordinario che si avvia alla sua naturale conclusione, non termina (e soprattutto non deve terminare) come una porta che si richiude, ma con una missione che si apre. Perché, come i pastori, siamo invitati a raccontare ciò che abbiamo visto e udito (cf. Lc 2,17).

Che questa Notte santa, allora, ci trovi vigilanti, disponibili, custoditi e custodi, perché davvero “oggi” Dio nasce ancora una volta, e nasce per ciascuno di noi.

Signore Gesù,
nato per noi nella notte,
luce mite che illumina ogni oscurità,
ti rendiamo grazie per il dono di questa santa notte.

Ravviva in noi la speranza
quando il cammino si fa incerto
e il cuore è appesantito dalla fatica.

Principe della pace,
liberaci dalla paura,
insegnaci a fare spazio all’altro
e a custodire la vita fragile che ci è affidata.

Dono di gioia per tutto il popolo,
fa’ che la nostra vita diventi luogo della tua presenza
e segno della tua fiducia nell’uomo.

E ora, Signore,
a noi qui riuniti, alle nostre famiglie,
a chi è solo e a chi soffre,
dona la tua pace e la tua luce.

Buon Natale a tutti.

+ Sabino Iannuzzi