Sintesi diocesana della Fase Narrativa

1. Per la continuazione del cammino sinodale nella propria diocesi, quali esperienze scaturite dalla fase narrativa vogliamo continuare a far crescere nei prossimi anni?

La Chiesa è sinodale per sua essenza: è ascolto reciproco, è colloquio e dialogo, è, fin dalle sue origini, “camminare insieme” nella storia incontro a Cristo Signore. La comunità cristiana esprime questa identità sinodale non solamente al suo interno, ma anche al suo esterno; essa è costituzionalmente rimandata a una sinodalità con il mondo, a camminare insieme con la società, a dialogare con tutti. Questo è quello che la nostra diocesi ha voluto e cercato di fare in questi anni di cammino sinodale. Sono state avviate azioni di dialogo ed incontri che hanno visto la partecipazione di diverse realtà sia interne che esterne alla parrocchia. Si sono tenuti incontri tra i diversi organismi di partecipazione in tutte le Vicarie che compongono la diocesi. Il servizio peculiare degli organismi di partecipazione è proprio il consigliare. Serve quel consiglio che è messo a servizio della comunità; perciò, il compito dei consiglieri è prendersi cura della fede dei loro fratelli e, insieme, assicurare le condizioni obiettive perché questa comunità possa vivere l’incontro con il Signore Gesù. Questo significa anche essere i loro portavoce; dunque “esplicitare le attese”, magari i desideri inespressi della comunità, far emergere i vuoti, le omissioni, i ritardi in questo compito di testimoniare e di trasmettere la fede a servizio dei fratelli perché ogni realtà ecclesiale è chiamata a realizzarsi come realtà di comunione e luogo per l’esercizio della corresponsabilità. Incontri con referenti, esponenti e collaboratori del mondo dello Sport e delle Associazioni ricreative del territorio perché la sintonia tra parrocchia e associazioni non può che far bene a tutti nel rispetto reciproco della propria identità. Vi è la necessità di far crescere le nuove generazioni con valori sani e sicuramente lo sport, portatore di valori etici e educativi, può aiutarci sicuramente a favorire tale desiderio. Ci sono stati incontri con la scuola, circoli presenti sul territorio, realtà che si occupano della tutela dell’ambiente, della cultura, della legalità e dell’assistenza. Incontri tra famiglie del territorio e rappresentanti di altre confessioni religiose ed anche incontri con le famiglie dei ragazzi dell’Iniziazione cristiana. Sicuramente una esperienza che vogliamo far crescere nei prossimi anni e che vedrà impegnato il nostro cammino sinodale diocesano è quella rivolta alla “famiglia”. Vi è un fondamentale nesso esistente tra famiglia e Chiesa. La loro relazione è parte della natura stessa di ciascuna. Il Sinodo e la vita tutta della Chiesa rispecchiano infatti la realtà della famiglia, in essa possono trovare non un semplice tema su cui riflettere, ma la radice e il fondamento della comunità credente, la vita che pulsa di umanità e di fede. Poiché le sfide pastorali sulla famiglia sono in continua evoluzione, come d’altronde tutta la società, e la missione evangelizzatrice della Chiesa è a queste sfide che deve dare una risposta vera e credibile, non si può ancora restare in silenzio. Si possono dare dei punti fermi su cui con serietà poter lavorare per fare di quella cristiana una proposta rispondente alle nuove esigenze delle famiglie in una società secolarizzata e una via di educazione per la stessa comunità cristiana.

2. Qual è un’esperienza che vogliamo evidenziare che può servire da stimolo e spunto per le altre Chiese?

Vogliamo evidenziare un’esperienza che è espressione concreta della sinodalità intra-ecclesiale e cioè l’esercizio del discernimento, in modo particolare del discernimento comunitario attuato all’interno degli organismi di partecipazione. I processi di ascolto, dialogo, decisione comune e partecipazione di tutti nella conduzione della comunità cristiana sono processi dove al centro c’è l’azione dello Spirito di Dio che parla alla Chiesa oggi. Per comprendere il continuo appello di Dio e interpretare la sua volontà, la comunità (pastori e fedeli insieme) deve essere in grado di compiere il discernimento comunitario come esercizio di ascolto spirituale, un esercizio che ha una ricca tradizione nella storia della Chiesa. Il dialogo con Dio senza ascolto e scambio con gli altri rischia di diventare una proiezione delle proprie ideologie e di degenerare nel fanatismo religioso. Per imparare ad abitare da cristiani la città plurale di oggi è necessario che tutti coloro che compongono le nostre comunità riscoprano la consapevolezza che il Vangelo possiede una fondamentale dimensione sociale. Quello che la Chiesa, attraverso i suoi membri, fa e dice per migliorare la società, per farla avanzare nel bene e nella giustizia, per renderla più solidale verso i poveri e i più indifesi, per promuovere lo sviluppo integrale e la difesa dei diritti e della dignità di ogni uomo, non è un optional della sua missione fondamentale, non è un di più rispetto all’annuncio del Vangelo, è esso stesso parte integrante e ineludibile del processo di evangelizzazione. Questo mette in luce come una strada da percorrere sia quella di dare maggiore importanza alla formazione degli operatori pastorali, una formazione al discernimento e alla sinodalità, come luoghi e tempi in cui la comunità possa porsi insieme domande, lasciandosi interrogare dalla storia e dalla realtà.

3. Che cosa abbiamo imparato sul camminare insieme in questi due anni?

Se per papa Francesco, la sinodalità è il principale rimedio al funzionamento clericale e autoritario della Chiesa, questi anni di cammino insieme ci hanno insegnato, inoltre che, quando lo Spirito Santo è all’opera i frutti del suo agire divengono visibili nella gioia di riscoprirsi fratelli che percorrono un pezzo di strada insieme. Vi è un legame originario tra l’assemblea fraterna e lo Spirito Santo. Questo legame attraversa la storia della Chiesa. La sinodalità ha le sue radici nell’uguaglianza fondamentale di tutti i battezzati; essi sono corresponsabili, con i lori ministri, della vita delle loro Chiese locali. Queste, con le altre Chiese, hanno la responsabilità di tutta la Chiesa. Così la Chiesa diventa comunione. Apprendere una maggiore interattività tra i cristiani diventa necessario per permettere una migliore articolazione tra i ruoli di “uno solo”, di “alcuni” e di “tutti” poiché, in questo tipo di situazioni, ciascuno ha qualcosa da apportare agli altri e tutti hanno qualcosa da dare all’insieme. Questo è il contributo della sinodalità e questa è la bellezza che in questi anni abbiamo avuto la grazia di poter vivere e sperimentare. Un sinodo rappresenta la possibilità per i “quadri” diocesani e per i rappresentanti del popolo cristiano di consultarsi: laici in grandissima maggioranza, ma anche religiosi e religiose, diaconi, preti con lo scopo di rivitalizzare la Chiesa locale al servizio del Vangelo. Una Chiesa che diventa pienamente sinodale può riprendere il suo cammino sotto il soffio dello Spirito Santo e rischiarare il passo degli uomini con la luce del Vangelo. Crediamo alla fecondità di questo incontro tra una Chiesa così profondamente rinnovata e il mondo che si delinea dinanzi a noi, con i suoi rischi e le sue opportunità. L’ultima parola in questo cammino sinodale spetta al rispetto del carisma di ciascuno e all’ascolto comune di ciò che lo Spirito dice a tutti per bocca dell’una o dell’altra persona. Questo “adattamento” degli uni agli altri in un processo mai concluso è la migliore garanzia di un legame fraterno tra tutti e del divenire “soggetto missionario” di una comunità.

Castellaneta, 30 giugno 2023.

 

L’equipe diocesana

per il cammino sinodale