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Omelia per l’ordinazione presbiterale di don Domenico Pinto
28-06-2018
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Caro don Domenico, oggi, con l’imposizione delle mie mani, tu vieni inserito nell’ordine dei presbiteri. L’espressione “l’ordine dei presbiteri”, che dà anche il titolo al decreto conciliare sui sacerdoti, mette in risalto soprattutto la prospettiva comunitaria in cui ti dovrai collocare per vivere in maniera giusta e fedele il tuo futuro ministero. Non è certamente casuale che il Concilio vaticano II parli dei sacerdoti quasi sempre al plurale. Non solo. Ma fin dall’inizio i presbiteri sono presentati come i collaboratori dell’ordine dei vescovi, legati gli uni agli altri nell’ordine del presbiterato. I presbiteri, precisa sempre il concilio, costituiti nell’ordine del presbiterato mediante l’ordinazione, sono tutti tra loro uniti da un’intima fraternità “sacramentale”, formano un unico presbiterio nella diocesi al cui servizio sono assegnati. Ciascun presbitero è unito agli altri membri del presbiterio da particolari vincoli di carità apostolica, di ministero e di fraternità. In quanto membri dell'”ordine dei presbiteri”, questi ultimi hanno un legame intimo e sacramentale che tocca profondamente tutta la loro personalità, struttura la loro vita e trasforma la loro esistenza. Questa nuova realtà che ti appresti a vivere sarà manifestata dall’imposizione delle mani che i sacerdoti presenti faranno su di te accogliendoti in una fraternità che ti accompagnerà e ti sosterrà per tutta la vita.